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Grande successo per l’iniziativa UAI “Stelle per tutti” 2019

A coordinare l’incontro, destinato a persone affette da disabilità visiva, il dottor Giuseppe Bianco (ASI), direttore del Centro, la dottoressa Doreen Hagemeister (ASI), l’ingegnere/musicista Luciano Garramone (ASI) ed il dottor Ferdinando De Micco (UAI).

Grazie a un ricco programma di attività i non vedenti e ipovedenti hanno avuto l’opportunità, normalmente preclusa, di conoscere le meraviglie dell’Universo e di immergersi nel mondo dell’astronomia. In particolare, l’incontro ha stimolato la capacità uditive e tattili dei partecipanti, ai quali sono state offerte registrazioni di suoni provenienti dalle stelle, come il Sole, e dai pianeti del Sistema Solare. Il pubblico ha potuto inoltre tastare speciali tessuti ricamati con figure di interesse astronomico.

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1° CONVEGNO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE INCLUSIVA DELL’ASTRONOMIA

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Oltre 50 persone, tra astrofili, professionisti di astronomia, didattica, tiflologia e rappresentanti di Istituti di ricerca e Università, hanno preso parte al primo Convegno nazionale di divulgazione inclusiva dell’astronomia. L’iniziativa, unica nel suo genere, è stata organizzata dal 2 al 3 marzo dal gruppo “Divulgazione inclusiva” dell’Unione Astrofili Italiani (UAI), in collaborazione con il Centro Regionale S. Alessio Margherita di Savoia per i Ciechi, presso la sede del Centro a Roma.

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Il Cavaliere Souré da Copertino e il Parco Nazionale del Pollino con la comunità di San Severino Lucano protagonisti a Capraia al simposio internazionale sul tema della protezione e promozione del cielo notturno.

L’obiettivo del simposio che vedrà la partecipazione di specialisti provenienti da tre continenti e ospiterà prestigiosi esperti internazionali di riferimento sul tema- è condividere conoscenze ed esperienze tra professionisti, ricercatori, gestori di parchi e osservatori astronomici, amministratori, realtà associative e studenti, offrendo inoltre un contesto per possibili collaborazioni.  …leggi tutto

Reportage sul simposio

Scarica gli atti del simposio

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Gemellaggio Copertino-Cupertino sotto cieli stellati

Romina Leo, il Sindaco di Cupertino Darcy Paul,
Ferdinando De Micco e Gilbert Wong del De Anza College-Fujitsu planetarium

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CANTI DI UOMINI E DI STELLE

incontri della comunità di Copertino e Cupertino
nel raccontare la volta celeste

L’interazione tra le attività di osservazione e divulgazione astronomica e il patrimonio strorico/artistico del nostro territorio, legato alla pluralità delle modalità fruitive dello stesso, ha rappresentato parte rilevante delle attività svolte dal C.R.A di Lecce nel periodo primavera 2015/primavera 2018.
L’incipit a questo percorso è stato realizzato con l’evento ” una Chiesa ed il suo Cielo” dove si è potuto scrutare il cielo stellato all’interno di un contesto storico del territorio copertinese antichissimo: il complesso monastico di Santa Maria di Casole sec. XI.
Da qui, consapevoli che eventi organizzati seguendo principi meramente descrittivi non coinvolgano la maggior parte dei fruitori, si è deciso di trovare un fil rouge che può essere rappresentato dal Racconto.
Con ”Il Sole, il Castello e il suo Vigneto” si svolge l’osservazione astronomica del Disco Solare nel lato ovest del Castello Angioino di Copertino negli spazi adiacenti i camminamenti dove sono piantati i ceppi di Negroamaro del progetto ”Il vigneto della Cantina Cupertinum sul Castello”, vitigno considerato di storica importanza. L’utilizzo dell’apposita strumentazione ha permesso una chiara e completa osservabilità della nostra stella e nel contempo la possibilità di descrivere le azioni e le reazioni dell’irraggiamento solare sull’impianto del vitigno. Il Racconto, in questo caso, mira a dare apporto divulgativo nell’ambito delle attività promosse per l’Anno Internazionale della Luce e delle Tecnologie basate sulla Luce (ILY 2015).
Un altro racconto è stato realizzato in occasione della grande eclissi di Sole il 21 agosto 2017 negli Stati Uniti coinvolgendo la gemellata città di Cupertino in  California legando grazie all’utilizzo del canale social Twitter l’affresco presente nella cripta presso la masseria ”Monaci”  della delicata scena sentimentale sotto la volta di un cielo stellato il quale rappresenta la figura del Cavaliere Sourè e la sua consorte (sec. XIV).
Il positivo riscontro ottenuto tramite l’utilizzo dell’hashtag #loversunderstarryskies ha trovato coinvolgenti risposte nella struttura di riferimento a Cupertino, il Fujitsu Planetarium, e il De Anza College, struttura ad esso collegato.
La recente visita a Copertino (Aprile 2018) della delegazione  californiana, ha sancito l’inizio di un nuovo capitolo all’interno dello storico gemellaggio (1963) tra le due città creando un nuovo Racconto legato allo scambio culturale basato su una interazione delle diverse esperienze di osservazione della volta celeste valorizzando i rispettivi patrimoni storico-artistici.
Ferdinando De Micco, demicco@iol.it
C.R.A Lecce- pollinoskyfestival.it

Cripta di S. Michele Arcangelo

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La Masseria Monaci

 

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#loversunderstarryskies

La prima scena sentimentale sotto la volta di un cielo stellato
nella storia dell’arte occidentale

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Il Cavaliere Souré e la sua consorte

#loversunderstarryskies

Cripta di S. Michele Arcangelo

italianoLa cripta

La cripta è allocata presso la masseria “Monaci” a sud-est di Copertino. La struttura risale al 1314, epoca in cui regnava Roberto D’Angiò e il casale di Copertino faceva ancora parte dell’area ellenofona salentina. Come si evince dall’iscrizione dedicatoria posta al suo interno e rilevata per la prima volta nel 1982 dallo studioso Andrè Jacob, questa laura fu costruita per “devozione del cavaliere Sourè, di sua moglie e dei suoi figli”e fatta affrescare “dalla mano di Nicola e di suo figlio Demetrio da Soleto”.
La costruzione dell’ipogeo, avvenuta due secoli dopo la persecuzione iconoclasta, dovette assolvere non solo funzioni cultuali, ma anche quelli di sicurezza in epoca in cui il territorio veniva funestato da scorrerie piratesche e da bande di mercenari sicchè, nel momento del pericolo, monaci e fedeli potevano trovarvi rifugio.
L’invaso, interamente scavato nella roccia, misura m. 9 x 5,20 e la volta, sorretta da due pilastri, è alta m. 2,60. Vi sono due altari scavati nella roccia. Il primo, quello della navata centrale, è affrescato con una scena della crocifissione (il Crocefisso, la Vergine e San Giovanni Evangelista). Tra l’altare centrale e quello a sinistra è affrescata la scena dell’Annunciazione. L’altare della navata sinistra contiene l’affresco più antico raffigurante San Giovanni Evangelista. Sulla parete destra si scorge la figura dell’Arcangelo Gabriele, mentre sulla parete settentrionale è leggibile un volto muliebre. Il soffitto della cripta conserva ancora un’ampia superficie affrescata dalla quale emerge un cielo stellato con stelle a otto punte e al centro una delicatissima scena sentimentale.
E’ noto che i calogeri basiliani affrescarono riccamente le loro dimore, ricoprendo di immagini le absidi, i pilastri, le pareti laterali, gli archi e talvolta i soffitti adottando un’iconografia bizantina che prescriveva un’immagine statica e bidimensionale. Con il progressivo distacco dall’Oriente questa iconografia si evolse dando maggiore consistenza e vigore alle immagini che lentamente acquistarono una disposizione scenografica di tipo tridimensionale.
Questa evoluzione raffigurativa, adottata dalla scuola pittorica italo-greca sorta in San Nicola di Casole presso Otranto, influenzò molti artisti meridionali vissuti prima di Giotto e costituì un momento di transizione tra l’arte orientale e quella occidentale. E’ questo, quindi, il caso degli affreschi della cripta di San Michele Arcangelo; affreschi “bizantineggianti” e non più bizantini dove il movimento e la drammaticità scenica di alcune figure sono assai lontane dall’impersonalità che emerge dai dipinti realizzati nei secoli precedenti, la cui connotazione prevalente fu quella di una piatta frontalità e di una statica ieraticità.

inglese The crypt

The crypt is located near Masseria Monaci in the south-east of Copertino. The structure dates back to 1314, when Roberto D’Angiò reigned and the Copertino farmhouse was still part of the Hellenistic area of Salento. As can be seen from the dedicatory inscription placed inside it and recorded for the first time in 1982 by the scholar Andrè Jacob, this structure was built for “devotion of the knight Sourè, his wife and his children” and made to paint by Nicola and his son Demetrio da Soleto “.
The construction of the hypogeum, which occurred two centuries after the iconoclastic persecution, had to perform not only cultural functions, but also those of security in times when the territory was ravaged by pirate raids and bands of mercenaries so that the monks and the faithful could find shelter in the moment of danger.
The vault, completely excavated in the rock, measures 9 x 5.20 meters and the vaulted ceiling, supported by two pillars, is high 2.60 meters. Two altars are carved into the rock: the first, situated in the nave, is frescoed with a crucifixion scene (the Crucifix, the Virgin and St. John the Evangelist) while the Annunciation scene is frescoed between the central altar and the left one. The altar of the left aisle contains the oldest fresco depicting St. John the Evangelist. On the right wall one can see the figure of the Archangel Gabriel, while a female face can be seen on the northern wall. The ceiling of the crypt has still a large frescoed surface from which emerges a starry sky with eight-pointed stars and in the middle a very delicate sentimental scene.
It is known that Basilian monks decorated their dwellings richly, covering the apses, the pillars, the side walls, the arches and sometimes the ceilings by images, adopting a Byzantine iconography that established a static and two-dimensional image. With the progressive detachment from the East this iconography evolved giving greater consistency and vigor to the images that acquired a three-dimensional scenographic arrangement slowly.
This depictive evolution, adopted by the Italo-Greek pictorial school founded in San Nicola of Casole near Otranto, influenced many artists from the South of Italy who lived before Giotto and constituted a transitional moment between oriental and western art. This is therefore the case of the frescoes in the crypt of San Michele Arcangelo: frescoes imitating the Byzantine style where the movement and dramatic stage of some figures are far from the impersonality that emerges from the paintings made in previous centuries, in which flat frontality and a static hieraticity were the prevailing connotation.

Traduzione a cura di Romina Leo